The Punisher

Questa mattina ho finito di guardare Marvel’s The Punisher, dopo un binge watching di qualche giorno.

Il personaggio di Frank Castle, devo essere sincero, non mi aveva particolarmente attratto quando ha fatto il suo esordio nella seconda stagione di Daredevil, stagione che mi ha particolarmente annoiato. Essendo però un perfezionista non potevo esimermi dal vedere la quinta serie Marvel di casa Netflix. Finora mi sono piaciute tutte: Daredevil (la prima stagione sola, voglio ripeterlo) con il suo inguaribile bisogno di fare del bene e di aiutare il prossimo, Jessica Jones e il suo cinismo spettacolare, Luke Cage e la dura vita ad Harlem, Iron Fist, un miliardario ninja decisamente naïf.
The Defenders è un’ottima serie, quasi interamente riuscita a riunire i quattro eroi di New York City sotto la stessa bandiera senza eccessive forzature.

Ma torniamo al nostro marine dalla voce cupa. La serie ha una caratteristica che ho apprezzato: cerca di camminare con le proprie gambe, prende le distanze dalle altre serie e dal MCU in generale. Non vengono mai citati né i Defenders né gli Avengers, nemmeno “l’incidente di New York”; potrebbe essere una serie a sé stante, una normalissima serie di un marine in cerca di sanguinolenta vendetta nei confronti di chi gli ha sterminato la famiglia. L’unico elemento che lega The Punisher alle altre serie Marvel è Karen Page, ex segretaria dello studio legale Nelson & Murdock e attuale giornalista del New York Bulletin.

Un personaggio che ho particolarmente apprezzato è quello di David Lieberman, in arte Micro. Il suo legame con Frank è molto intenso, la lontananza forzata dalla famiglia è tragica. Come direbbe Fantozzi: “com’è umano lei!”.

1 thought on “The Punisher”

  1. Anche io ho apprezzato The Punisher, con un personaggio decisamente migliorato rispetto alla (pessima) seconda stagione di Daredevil. Ho trovato la serie più cupa e decisamente più violenta rispetto alle altre serie Marvel, ma adatta al contesto. All’inizio la storyline secondaria sul PTSD sembrava trattata bene, ma secondo me il personaggio di Lewis ha perso un po’ di coerenza nelle ultime apparizioni (con una fine che non mi ha convinto). In ogni caso la serie è decisamente promossa, con il rapporto a distanza tra Lieberman e la famiglia convincente e ben sviluppato.

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